L’inconcepita grandezza della “creazione di Maya”, cioè della coscienza!

E’ di questo che ogni libro “sacro” parla. La coscienza è in sè stessa Maya, cioè illusione.

Ogni cosa conosciuta è avvenuta nella coscienza, il luogo deputato in cui fare l’esperienza della forma, della sostanza e della diversità.

Faccio fatica a esprimerne le peculiarità nel contesto lessicale occidentale, per questo uso quei libri “sacri”, essi sono un pretesto lessicale, sono una sorta di aggancio a “qualcosa che è così grande e così perfetto da dare un manca-mente”…

Le storie raccontate in quei libri sono “una necessità intellettiva”: quella di ridurre una idealità intraducibile e inconcepibile nella rappresentazione dello strumento “mente”… “far passare un cammello nella cruna di un ago”, che roba… Vista esterna??

Giosuè e il suo libro? Un pretesto bibblico!

Tutto avviene nell coscienza.

Avendo a diposizione l’Arca della Testimonianza, l’identità, cioè l’interpretato, diventa “creatore di ogni circostanza”.

Questa sua “facoltà” è, quindi, oggetto di seduzione da parte della “memoria”.

Che significa?

Che “il passato della linea di sangue” si erge e pretende di ridiventare “l’adesso” nella coscienza dell’interpretato stesso.

La facoltà di rendere vera l’esperienza grazie alla propria “testimonianza” dà luogo a quel fenomeno di intrusione che si può definire “avatarizzazione” dell’identità.

Nell’articolo precedente c’è una frase:

“E’ grazie alla “memoria” e all’uso della Intelligenza che il Principio si rende conto di avere generato qualcosa, cioè una diversità tra l’Essente e il Pensante. Una volta creata la diversità, ciò che viene ricordato costituisce la Coscienza.”

Alla luce di questo, nella coscienza, può avvenire solo il pensato dell’esperienza, MAI l’esperienza.

Ricordate la faccenda della mela, del serpente? Ecco…

Credo che in ognuno di quei libri “sacri”, si parli esclusivamente di questo, non in modo comprensibile certo, ma in un modo permesso dal linguaggio dell’epoca in cui sono stati redatti.

Esempio? Basta che leggiate le storie di Noè e di Mosè, se non bastasse leggete questo: Matteo 1, 1-17

[1]Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. [2]Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, [3]Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram, [4]Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn, [5]Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, [6]Iesse generò il re Davide.

Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, [7]Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asàf, [8]Asàf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, [9]Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia, [10]Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, [11]Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.

[12]Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle, [13]Zorobabèle generò Abiùd, Abiùd generò Elìacim, Elìacim generò Azor, [14]Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, [15]Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, [16]Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.

[17]La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici.

E’ il ricatto cromosomico a cui siamo sottopostio continuamente! La genealogia… Essa costituisce la “montagna di causa” della tua esistenza, senza che ci fossero stati loro, tu non avresti potuto esistere…

Però è vero anche che, senza che tu esistessi, loro non sarebbero mai stati. In questo “gioco illusorio”, il passato temporale, cioè la gestione lineare del tempo mentale che abbiamo ereditato, diventa anche la nostra.

C’è la necessità di usare una sequenza lineare di tempo! Senza che ce ne accorgiamo usiamo il tempo come è SEMPRE stato usato dai nostri predecessori.

Per questa ragione, nella Bibbia o nei vangeli, si cita continuamente la genealogia di chiunque… Cominciare dalla genealogia è rinfrescare la memoria! Se capite cosa intendo…

Noè? Ne ho già parlato in altri articoli, di lui la Bibbia parla solo in rapporto al diluvio, ma secondo il libro di Enoch egli fu il “primo albino”. Questa leggenda si basa sul Libro di Enoch, uno dei Rotoli del Mar Morto, che furono ritrovati pochi decenni fa e contengono antichi scritti giudaici, non inclusi nella Bibbia. Viene descritta la nascita di Noè, che si presenta subito come un bambino eccezionale: la bianchezza della pelle e dei capelli viene presto svelata come segno di un grande destino, anche se il primo effetto è quello di ispirare a Lamech, il padre, dubbi sulla sua paternità. Le caratteristiche del bambino miracoloso corrispondono ad immagini molto diffuse in tutte le culture. Nell’Apocalisse, così viene descritta l’apparizione del Cristo Risorto: “I capelli della sua testa erano bianchi, simili a lana candida, come neve.” (Ap. 1-14) ( tratto da scritti sull’albinismo americano)

E Mosè? Anche per lui tutta una premessa genealogica ( Esodo capitolo 1 e 2)

Quindi, questi indizi ci dicono che a causa delle credenze ereditate, noi veniamo modellati, plasmati, imprigionati, in credenze accettate dai nostri predecessori. Questa roba, nel libro di Giosuè è chiamata Jericho, nel libro dell’Esodo, viene chiamata Egitto, mentre per Noè è diverso…

Noè e Mosè ricevono le istruzioni per la costruzione dell’arca, ma come ho già scritto, sono due “tipi diversi di arca”, una, quella di Noè, è idealmente votata all’autoconservazione della specie, l’altra, quella di Mosè è invece un’arca di tutt’altro genere, è un’arca di back-up, cioè qualcosa che “testimonia una identità” e le aspirazioni dell’identità.

In una sequenza precisa, l’arca di Mosè testimonia lo scopo “adeguato” per una coscienza, quello di giungere a un qualcosa di ideale. Come vedete, nel libro di Giosuè, questo progetto d’idealità deve subire un “aggiornamento”, nel capitolo riguardante il “passaggio del Giordano”, tutta la faccenda delle 12 pietre assume il significato di “apprestarsi all’aggiornamento del file materialità”…

Riportare passo dopo passo tali particolarità è una autentica rottura di palle. Comunque sia, arrivano a Jericho e cominciano a girare intorno alle sue mura… La sequenza è grosso modo riassumibile in queste frasi:

1Ora Gerico era sbarrata e sprangata davanti agli Israeliti; nessuno usciva né entrava. 2 Disse il Signore a Giosuè: «Vedi, consegno in mano tua Gerico e il suo re, pur essendo essi prodi guerrieri. 3 Voi tutti idonei alla guerra, girerete intorno alla città, percorrendo una volta il perimetro della città. Farete così per sei giorni. 4 Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca; il settimo giorno, poi, girerete intorno alla città per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe. 5 Quando si suonerà il corno d’ariete, appena voi sentirete il suono della tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della città crolleranno e il popolo salirà, ciascuno diritto davanti a sé».

Mmmmh… una sequenza di 7 giorni, in cui SOLO il 7 giorno si usano le trombe e un “urlo di guerra”…

E le trombe? Che roba le trombe giubilanti… perchè sono trombe giubilanti quelle che fanno crollare tutto…!!!

L’urlo di guerra? Quella è un’altra cosa, ma vedrete che ci arriviamo…

Franco Remondina