Premessa: la questione diviene sempre più essenziale e riassumibile nella risposta ad una domanda: “Ma tu mi ami?”. La Trinità, in dodicesima, è l’unità di intenti tra ESSERE, Essere Vivente ed identità.
Ora, poiché l’ESSERE è e non può NON ESSERE, ne consegue che DIO sia l’ESSERE, non esiste la “mia” vita, esiste la VITA che è unica e uguale per TUTTI.
Nella parabola del Figliol Prodigo, è l’identità che torna a casa dall’ESSERE ed è l’Essere Vivente che non apprezza il vitello grasso in onore dell’identità. Perché non lo apprezza? Perché l’Essere Vivente sa della “esistenza” dell’ESSERE, mentre l’identità lo “ignora”.
Ricordate una peculiarità: Gesù non si”dissolve”, Gesù – che grazie al riconoscimento delle opere compiute dal Padre Suo è il Cristo – comprende talmente tanto, ha talmente tanto AMORE per la COMPRENSIONE che tutto gli viene dato in aggiunta; proprio in funzione di questo AMORE.
Ora, la funzione di Cristo è sempre stata la testimonianza, ecco perché la dicitura “quando due o più si ritroveranno nel Nome Mio io sarò là con loro”.
(Per comprendere il “guanto” e la “intercapedine” è necessario l’ascolto della conferenza in oggetto.)
- Iniziate chiudendo gli occhi e facendo la vostra dichiarazione alla INTELLIGENZA, poi sentitevi lo SPAZIO.
- Ora, sempre sentendovi l’ESSERE, chiedete di indossare il guanto che toglie la rigidità alla mano sinistra della vostra identità.
- Quindi, afferrate la memoria e chiedete di toglierle la rigidità, togliete la rigidità dall’interfaccia dell’intercapedine, in questo modo rendete il problema ineseguibile (la rigidità, infatti, viene dissolta nella parte superiore del laghetto).
- Chiedete, sempre sentendovi l’ESSERE, di togliere il fascio di attenzione di quella memoria.

