PREMESSA O PROLOGO
Come detto ormai mille e più volte, il cubo è “APPARENTE”, cioè non è altro che un miraggio!
Nella descrizione che l’Intelligenza si dà, della rappresentazione del sistema dei QUATTRO ENTI, la figura che sceglie è il Triangolo Equilatero, all’interno di un cerchio.
Anche il triangolo equilatero è “APPARENTE”, è il “FERMO IMMAGINE” di una relazione basata sulla metà, e ogni volta che compare una “metà”, nei vangeli significa “UNA MARIA”.
Comunque sia, ho postato il brano di Salomone, che era il più grande sapiente di quel tempo, il quale fece fondere una “vasca” di rame che in base alle misure riportate, era una mezza sfera.
Salomone affidò la costruzione di questa mezza sfera ai suoi ingegneri.
Nessuno degli ingegneri è andato da Salomone a dire “mi scusi signor Salomone, ma i suoi calcoli sono sbagliati, guardi che il 兀 non è 3, ma è 3,14!”, nessuno,
La ragione è semplice: ERA SALOMONE IL SAPIENTE, non l’ingegnere!
Cosi, dopo l’incontro di Padova, mi sono state fatte notare:
a) che la diagonale di un quadrato è Lato X =1,414 invece che 1,418
b) che la diagonale di un cubo è data daLato X radice quadrata di 3 = 1,7320
Non sono Salomone! In pratica…
Ma come Salomone una cosa la so, la “PERFEZIONE DELL’ERRORE” porta solo all’errore perfetto!
Non commetto questa assurdità!
Un errore perfetto è solo un errore più grande!
Ecco, ho messo un errore, nella perfezione dell’errore!
Non volevo dirvelo, perchè questo è il fine della descrizione adeguata, invece mi sono girate le palle…
E nell’esagono NON C’E’ UN ANGOLO DI 90°!
Cosa è la realtà?
Di certo non lo sapete! Credete che sia quello che vedete lì, fuori di voi?
Veramente, quel che vedete “fuori” di voi è una “operazione crittografica”, il che significa solo una cosa: c’è un processore!
Per capirlo considerate questo esempio, quando prendete un bicchiere, non state prendendo un bicchiere, in realtà avviene questo: il processore inizia a raccogliere tutte le immagini di voi che prendete il bicchiere, nella memoria del vostro sistema.
Il processore usa un sistema di raccolta molto preciso e focalizzato su una precisa “porzione di spazio”, quella occupata dall’immagine del bicchiere.
Non cambia nulla della cucina in cui è situato il bicchiere, non cambia l’ubicazione della vostra casa, non cambia il colore del pavimento o delle pareti, tutto rimane esattamente come nelle immagini precedenti.
Cambia crittograficamente solo il vostro profilo utente, cioè, all’interno della “sagoma di spazio” che viene occupata dal corpo, adegua il vestito e altri dettagli minimi.
Cosi, voi pensate di aver preso un bicchiere, invece la vera operazione è un “riciclaggio di spezzoni di immagini”.
E’ per questa ragione che questo è il mondo della mortalità!
Le immgini vengono ruminate, non sono mai immagini vive, sono solo il prodotto di immagini e spazi già registrati.
E’ una cosa sconvolgente!
Per questo i miti raccontano dell’ADE, del mondo dei morti!
Questo è il mondo che voi vedete, questa è quel che chiamate “la realtà”, sono immagini riciclate.
Oggi, questa descrizione appena fatta è apparentemente un assurdo, invece è assurdo che nessuno vi abbia mai raccontato la verità.
Eppure sono passati miliardi di uomini nella storia, ebbene, hanno sempre vissuto il miraggio della vita, si sono auto-ingannati.
Torniamo indietro di qualche migliaiaio di anni, al tempo dei sumeri, a quel tempo non esisteva Caronte, il primo traghettatore della storia, si chiama Urshanabi e viene da un racconto dal titolo “L’Epopea di Gilgamesh”…
La storia è quella da cui i greci hanno tratto il mito di Eracle, in italiano Ercole…
Gilgamesh è alla ricerca dell’immortalità, a un certo punto viene a sapere che esiste un luogo dove vive un immortale, Utnapishtin, ma questo luogo (spazio), si trova su un isola…
Gilgamesh viene indirizzato da una locandiera che gli dà queste indicazioni:
L’isola felice di Dilmun si trova al di là dell’Oceano e nessun mortale ha mai attraversato l’Oceano, se non Utu, il dio del sole. Al centro dell’Oceano scorrono le acque delle morte, e come potrai tu valicarle? Tuttavia, GILGAMESH, giù nel bosco troverai il barcaiolo Uršanabi. Lui conosce la strada, e forse potrà aiutarti. Se è possibile, valicherai le acque. Ma se non è possibile, GILGAMESH, dovrai fare ritorno.
SULLE ACQUE DELLA MORTE
GILGAMESH trovò Uršanabi, ma poiché il battelliere lavorava alla prua serpentina del battello e non gli dava retta, GILGAMESH fu colto dall’ira, afferrò un oggetto di pietra che si trovava lì accanto e lo fracassò al suolo. A questo punto Uršanabi si voltò verso di lui. – Chi sei tu, straniero? Io sono Uršanabi, il battelliere di Utanapištim. – E io sono GILGAMESH, il re di Uruk, colui che ucciso Humbaba e il Toro del Cielo. – Se tu sei quel GILGAMESH che ha ucciso Humbaba e il Toro del Cielo, perché sono emaciate le tue guance e vi è disperazione nel tuo cuore? – E perché non dovrebbero essere emaciate le mie guance e non dovrebbe esservi disperazione nel mio cuore? Il mio amico che mi era molto caro, Enkidu, il fratello che amavo, la fine di tutti i mortali l’ha raggiunto. A cagione di mio fratello ho paura della morte. A cagione di mio fratello vado ramingo e non trovo riposo. Sto cercando Utanapištim per conoscere il segreto della Vita. Ti prego, allora, Uršanabi, conducimi da Utanapištim, a Dilmun. Io vorrei, se è possibile, varcare le Acque delle Morte. Uršanabi gli disse: – GILGAMESH, le tue stesse mani ti hanno impedito di varcare le Acque delle Morte. Quell’oggetto di pietra che hai infranto mi dava la facoltà di trasportarmi oltre l’Oceano, senza che le Acque della Morte mi toccassero. Ora non ti resta che andare nella foresta, GILGAMESH. Con la tua scure taglia centoventi pertiche di sessanta cubiti di altezza, spalmale di pece e bitume e poi portale alla barca. GILGAMESH acconsentì alla richiesto, e terminato in lavoro, Uršanabi spinse il battello nell’Oceano. Dopo tre giorni di viaggio il battello entrò nelle Acque della Morte. Allora Uršanabi disse a GILGAMESH: – Avanti, prendi una pertica e spingi la barca, ma che le tue mani non si bagnino in queste acque o sarà la tua fine. GILGAMESH fece come Uršanabi gli aveva ordinato, ma dopo aver spinto la barca dovette lasciare la pertica perché le acque della morte l’avevano corrosa. Allora prese la seconda pertica e diede una nuova spinta, e così via. Dopo centoventi spinte, GILGAMESH aveva adoperato l’ultima pertica. Allora GILGAMESH si spogliò e usò le sue braccia come alberi e le sue vesti come vela. Così, il battelliere Uršanabi condusse GILGAMESH da Utanapištim, a Dilmun, nel luogo del transito del sole.
Ora, la numerazione dice ” 120 pertiche” e “60 …”
Se lasciamo perdere la descrizione e troviamo una analogia logica possiamo averla solo nei 120° della Y che si viene a formare in un cerchio in cui viene inscritto un Triangolo Equilatero.
Grazie alle 3 altezze!

