Se il “firmamento” è il cerchio che origina la sfera, il “cerchio equatoriale” è quello che divide la sfera in “acque di sopra” e “acque di sotto”.
Naturalmente le civiltà che si sono succedute nei millenni hanno sempre cercato di interfacciarsi col cielo, cercando di portare simbolicamente “il cielo sulla terra”, lo hanno fatto costruendo città a forma di stella, o costruendo una porzione di “cielo” come nel caso della piana di Giza, in Egitto, dove il Nilo diventa la Via Lattea e le tre piramidi di Cheope, Chefren e Micerino costituiscono la Cintura di Orione.
A quale scopo un opera di questo genere?
Uno sforzo cosi ciclopico deve avere avuto grande importanza, per chi compiva quell’opera, per cui rispondere alla domanda è assolutamente necessario: volevano comunicare con le acque di sopra!
Se il “firmamento” era stato steso per “dividere” le acque, allora doveva essere il “medium”, cioè la porta che permetteva la comunicazione tra le “acque di sopra” con il piano delle “acque di sotto” attraverso il piano o “cerchio equatoriale”.
E in effetti il ragionamento era PARZIALMENTE corretto.
E’ vero che c’era una relazione, ma la loro interpretazione esprimeva un aspetto emotivo disturbato, volevano possedere il cielo ma non potevano andarci!
Questo aspetto è derivante dal Presuppòsto di esistenza.
Presuppósto s. m. [part. pass. di presupporre, sostantivato]. – 1. Ciò che si presuppone o si è presupposto; in particolare, ciò che si deve ammettere come precedente ad altro e come sua condizione, ciò che è posto a fondamento di un ragionamento, di un’argomentazione.
Significa che, invece di comprendere la natura della relazione tra causa ed effetto, pensavano di esistere!
Pensavano di esistere in uno “spazio” che non avevano creato loro, sotto un firmamento che esisteva nel “fuori di loro”.
Si pensavano entità autoesistenti, invece di cogliere la loro vera natura, erano una intelligenza.
Questo è sempre stato un pregiudizio di esistenza, una opinione concepita sulla base di convinzioni personali, senza una conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, tale da condizionare fortemente la valutazione, e da indurre quindi in errore.
Tuttavia i miti che erano stati tramandati oralmente raccontavano la storia di una età dell’oro, Platone racconta che esisteva in origine una razza di ateniesi d’oro, eroi che erano scesi dal cielo sulla terra, per poi risalire…
Come detto nel precedente articolo, la similitudine con l’informatica è quel che oggi rende comprensibile quel che era impossibile da comprendere.
Il sogno di Giacobbe ci dice una impostazione di sistema:
Gn 28, 10-12: 10 Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran.
11 Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo.
12 Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.
Le acque di sotto generano la risposta delle acque di sopra!
Il cielo è il software con le impostazioni di programma, la terra è la tastiera del Pc, scrivendo sulla tastiera si ottiene dal software ciò che si è chiesto.
Se clicki sulla posta, avrai l’apertura della posta!
E’ cosi che comunica!
Ma noi?
Come comunichiamo noi?
Noi che siamo stati creati, Gn1,26 E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza… come consumatori di immagini, per ottenere quel che chiediamo dobbiamo parlare la lingua della somiglianza, cioè quella prevista dal software, capirla e con quella comunicare.
In una maniera geniale, l’Intelligenza che ha “creato l’atto di pensiero”, ci ha dato il modo attraverso cui comunicare, ha reso così evidente il modo in cui comunichiamo col programma, che non è stato mai riconosciuto.
Quando pensiamo a “noi”, ci pensiamo dentro un quadrato, come in uno specchio, quando pensiamo a noi, vediamo una immagine dentro un quadrato in cui ci vediamo da davanti.
Che roba…
Pensa, ogni volta che pensiamo a noi, compare il desktop…
Essendo un programma crittografico, quell’immagine di noi, contiene tutte le impostazioni.
E’ sempre disponibile, basta che lo facciamo ad occhi aperti.
C’è una ragione per farlo ad occhi aperti, il sotto/sopra del cristallino è previsto dalla configurazione.
Ma essendo “consumatori di immagini”, il nostro processore agisce in rapporto alle “immagini salvate”, cioè costruisce una realtà basata su sequenze di immagini già registrate.
La “bacheca” delle sequenze di immagini è impressionante in termini di “memoria” nelle acque di sotto.
Il “processore” riutilizza queste sequenze di immagini costantemente, tale uso o abuso delle stesse sequenze di immagini, produce una sorta di percezione sempre meno viva in noi, quando siamo giovani il mondo appare nuovo, poi progressivamente il mondo perde quella caratteristica di “nuovo” e anche il nostro quadrato crittografico ottiene questo effetto.
Eppure basterebbe chiedere una “somiglianza”, cioè interagire in maniera adeguata.
Esiste un fenomeno particolare in informatica, ovvero l’uso di “immagini Raster”, che è quello che usiamo, mentre il sitema delle “acque di sopra” usa Immagini Vettoriali, cioè basate su equazioni matematiche.
In pratica le immagini Raster sono soggette a una configurazione fissa, ingrandendole perdono nitidezza e mostrano i pixel con cui sono costruite.
Si sgranano e mostrano i pixel..

Capire questo è fondamentale!
Incredibilmente il mito della caduta delle Mura di Gerico è legato a questo, senza abbattere le mura di Gerico, niente nuove immagini, ma quel che è peggio, niente immagini vettoriali, ovvero con la caratteristica di “vividezza” e vita adeguate.
Dove sono le Mura di Gerico? Mica sono in prossimità del Giordano, in Palestina…
Eccole

E’ tutto logico, analizzate il disegno, replicatelo, usate un raggio = 12 cm
Fate l’operazione consueta, dividete la circonferenza ottenuta in 6 porzioni di cerchio, collegate le 6 porzioni e ottenete l’esagono INSCRITTO dentro il cerchio.
A questo punto prendete il raggio che costituisce la circonferenza inscritta DENTRO l’esagono…
Tracciato questo cerchio, è evidente che tale cerchio ha un punto di tangenza corretto, divide cioè il lato dell’esagono esattamente a metà.
Unite i punti di tangenza e ottenete un secondo esagono, sfasato di 30° rispetto all’esagono originale.
In pratica ottenete l’effetto orologio.
Il cerchio è diviso in 12 parti!
Ma c’è un particolare notevole, ci sono 5 cerchi esterni e i 6 + 1 = 7 interni…
5 + 7 = 12
Le dodici tribù di Israele!
Quelle vere, altro che le cazzate…

