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Articolo 636-Una “monetina”

2 anni fa
Franco Remondina
Ultimi Articoli

ll firmamento è il cerchio dal diametro massimo!
E’ il piano equatoriale di una sfera! Non importa se sia orizzontale o verticale, la sfera è un “cerchio in rotazione” e quindi esiste soltanto quel cerchio.
Naturalmente questa divisione è stata occultata dal programma stesso, cosi come osservando un esagono nel suo centro, l’esagono scompare e lascia il posto a un “cubo apparente”, è una impostazione voluta.
I miti raccontano questa informazione, lo fanno attraverso gli eroi della mitologia i quali fanno una cosa: vanno nell’aldilà.
Enea, Ercole, Gilgamesh, Ulisse, poi altri ancora, il mito è presente in tutte le culture, l’informazione invece non è presente in nessuna delle culture.
L’informazione è quella del capovolgimento che avviene attraverso il piano equatoriale di una sfera!
Il Firmamento è una “divisione” sopra/sotto, riguarda l’ atto compiuto dallo Spirito, la registrazione nell’Ente Acqua!
NON TUTTA L’ ACQUA DEVE VENIRE REGISTRATA TRIDIMENSIONALMENTE, questo pare logico, ci deve essere una parte (il programma), cioè l’attività dell’Ente Intelligenza, che è Bidimensionale.
Il bidimensionale è la causa, il tridimensionale è “l’apparente effetto”!

Cosa non è chiaro? La creazione è anch’essa divisa esattamente nel mezzo, essa avviene in SEI GIORNI, nei primi tre giorni ci sono le impostazioni, il “codice sorgente” e queste hanno un preciso ambito nella memoria dell’acqua, l’ambito bidimensionale, in cui ci sono i programmi di tutto, nei secondi tre giorni c’è il prodotto tridimensionale.

Per dirla con le scritture: Gn1; 26 E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza…

Viene ricordato che ci sia questa divisione specifica tra “Immagine” e “Somiglianza”, ecco, dice esattamente che la relazione è: A IMPOSTAZIONE BIDIMENSIONALE CORRISPONDE  UNA IMMAGINE TRIDIMENSIONALE.

Ecco a cosa serve il Firmamento! 

Dal punto di vista del “Potere d’astrazione” è la funzione crittografica più grande.

INOLTRE, è  attraverso il “capovolgimento” che un pensiero diventa fruibile, viene inserito nella memoria dell’acqua al contrario, cioè dalla fine, per esempio l’alfabeto viene inserito in questo modo: 
Z Y X W V U T S R Q P O N M L K J I H G F E D C B A, in modo che poi si legga  al contrario:
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Per capirlo bene è semplice, anche voi, quando riempite una bottiglia d’acqua, la bottiglia si riempie dal fondo fino in cima, quando bevete, bevete l’ultima acqua che avete messo.
E da questo che si capisce quanto sia essenziale, senza questo capovolgimento non avremmo la capacità di pensare.
In qualche modo questo fenomeno ha riempito le scritture, ogni volta che ci si imbatte in personaggi biblici scopriamo che parlano di questo capovolgimento.

I miti raccontano di questa “aberrazione ottica” del piano equatoriale della sfera come funzione indispensabile.
E’ comunque una “funzione associata”, cioè, l’equivalente informatico di
CTRL+C= permette di usare il comando Copia.
CTRL+X= permette di utilizzare il comando Taglia.
Per andare nell’aldilà, in questo caso negli “Inferi”, c’è bisogno di una funzione associata che , nei miti è il traghettatore, Caronte e la sua barca!

Vediamo cosa rappresenta la “barca”!
La forma della barca è generalmente disegnata in questo modo

Inutile che vi suggerisca a cosa somiglia vero? E’ esattamente uno dei “petali” della intersezione tra cerchi, quello che viene chiamato “fiore della vita”.
Giusto per avere la rappresentazione dell’ informazione che tale mito contiene, e c’è una ulteriore informazione, Caronte per attraversare l’Acheronte, il fiume che divide i vivi dai morti, pretendeva il pagamento di una moneta di bronzo…
Perchè il bronzo?
Il bronzo è una lega di Rame e Stagno, il rame ha un numero atomico 29 e lo stagno di 50. La numerazione ci dice quel che il mito nasconde, il numero 7!
In numerazione a base 9 hai: 29 = 2 +9 = 11 =1 +1 = 2
Per lo Stagno: 50 = 5 + 0 = 5
2 + 5 = 7

Date queste precisazioni, ecco il primo brano dell’attraversamenti nella storia, è Gilgamesh a farlo, però non paga la moneta dovuta, cioè non conosce il “programma”.

Ecco il testo

 Così, il battelliere Uršanabi condusse GILGAMESH da Utanapištim, a Dilmun, nel luogo del transito del sole.
UTANAPIŠTIM
Utanapištim si trovava nella sua isola felice, a Dilmun, e vide avvicinarsi la nave di Uršanabi. Notò la figura di GILGAMESH,
e si chiese chi fosse quello straniero.
Quando la barca approdò, Utanapištim avvicinò GILGAMESH e gli chiese: – Qual è il tuo nome, o tu che vieni qui vestito di
pelli di animale?
– Io sono GILGAMESH, il re di Uruk, colui che ucciso Humbaba e il Toro del Cielo.
– Se tu sei quel GILGAMESH che ha ucciso Humbaba e il Toro del Cielo, perché sono emaciate le tue guance e vi è
disperazione nel tuo cuore?
– E perché non dovrebbero essere emaciate le mie guance e non dovrebbe esservi disperazione nel mio cuore? Il mio amico che
mi era molto caro, Enkidu, il fratello che amavo, la fine di tutti i mortali l’ha raggiunto. A cagione di mio fratello ho paura della
morte. A cagione di mio fratello vado ramingo e non trovo riposo. E sono venuto qui per conoscere te, padre Utanapištim, tu
che sei entrato nel consesso degli dèi. Voglio interrogarti sui vivi e sui morti. Voglio sapere, come potrò trovare la Vita che sto
cercando?
Utanapištim rispose: – Nulla permane. Costruiamo forse una casa che duri per sempre? Stipuliamo forse contratti che valgano
per ogni tempo a venire? Solo la ninfa della libellula si spoglia della propria larva e vede il sole nella sua gloria. Fin dai tempi
antichi, nulla permane. Dormienti e morti, quanto sono simili: sono come morte dipinta. Gli Anunnaki, i giudici divini,
assegnano a ogni uomo una nascita e una morte.
– Eppure, Utanapištim, io guardo te e non vedo nulla di strano nel tuo sembiante. T’immaginavo come un eroe, invece te ne stai
in quest’isola meravigliosa in panciolle. Dimmi la verità, come facesti ad entrare nella schiera degli dèi ed a possedere la vita
eterna?

– Sta’ bene – disse Utanapištim. Ti rivelerò un mistero divino.

Prima di proseguire vi faccio presente questo, Gilgamesh è “il profilo Utente”, il quale è separato dal “Frattale”, che nella storia è Enkidu. Privo del “fratello”, significa privo della relazione indispensabile con il 7° cerchio.
Ecco una immagine decodificatrice

Proseguiamo nella storia

LA STORIA DEL DILUVIO
Tanto tempo prima, narrò Utanapištim, l’umanità era così numerosa che sollevava un tale baccano da disturbare il sonno degli
dèi. Così Enlil, il signore del vento, riunì il consesso degli dèi e disse: – Lo strepito dell’umanità è intollerabile! Così non si può
più andare avanti! Scatenerò il Diluvio e distruggerò il genere umano!
Grande costernazione ci era stata allora tra le divinità, le quali dipendevano dagli uomini per i sacrifici, e tutte quali avevano
preso ad invocare il dio del cielo An. Inanna piangeva e si disperava. Ma il saggio Enki, il signore dell’abisso, che da sempre
era l’amico degli uomini, scese nella città di Šuruppak e comparve in sogno al giovane Utanapištim, che era suo sacerdote, e gli
disse:
– Utanapištim, ascolta! Abbatti la tua casa e costruisci una nave. Abbandona i tuoi averi e cerca la vita. Sprezza i beni mondani
e tieni in vita la tua anima. Abbatti la tua casa, ti dico, e costruisci una nave. Ecco le misure del battello: che abbia la lunghezza
pari alla larghezza, che il suo ponte abbia un tetto come la volta che copre l’abisso.
Entravi assieme ai suoi consanguinei e
familiari, e dopo avervi portato dentro da mangiare e da bere, fai entrare tutti gli animali, volatili e quadrupedi. Se qualcuno ti
chiederà qualcosa, rispondigli che ti rechi dagli dèi per pregare per la buona sorte degli uomini!
Utanapištim aveva dunque costruito la nave e l’aveva fatta lunga cinque stadi e alta due. Vi condusse la sua famiglia e il seme
di tutte le creature viventi, oltre a tutti i suoi beni.
Alle prime luci dell’alba venne dall’orizzonte una nube nera, mostruosa. Là dentro viaggiava Addu, il cavaliere della tempesta.
Poi sorsero gli dèi dell’abisso: Nergal divelse le dighe delle acque sotterranee, Ninurta abbatté gli argini, e i sette giudici degli
inferi,
gli Anunnaki, innalzarono le torce a illuminare la terra di vivida fiamma. Sgomento e disperazione si levarono fino al
cielo quando Enlil trasformò la luce del giorno in tenebra e infranse la terra come un coccio. Fu tale il cataclisma che gli dèi
stessi, terrorizzati, fuggirono nel più alto del cielo, il firmamento di An, e si rannicchiarono contro le mura stringendosi l’un
con l’altro per farsi coraggio.
Per sei giorni e sei notti il paese di Sumer venne travolto dalla furia delle acque.
Quando venne l’alba del settimo giorno, la tempesta diminuì, divenne calmo il mare, la piena si acquietò. Utanapištim si
affacciò dall’arca e guardò la faccia del mondo.
Silenzio. Dovunque si stendeva il mare. E tutta l’umanità era stata trasformata
in argilla. Allora Utanapištim s’inchinò e pianse.
A lungo l’arca cercò la terra, finché comparve una montagna, e lì l’arca s’incagliò e non si mosse.
Allora Utanapištim mandò fuori alcuni uccelli, i quali, non trovando nulla da mangiare né luogo dove posarsi, tornarono
sulla nave. Alcuni giorni dopo ripeté l’operazione, e gli uccelli tornarono con le zampe infangate. Quando mandò fuori per la
terza volta gli uccelli, questi non tornarono, e Utanapištim capì che la terra era di nuovo emersa. Allora Utanapištim aprì le
porte della nave e tutte le creature uscirono fuori. Quindi fece dei sacrifici agli dèi. Gli dèi, sentendo il profumo dei sacrifici,
accorsero in frotte, tranne Enlil che rimase sgomento all’idea che qualcuno si fosse salvato.
Allora Enki disse ad Enlil: – Saggio tra gli dèi, Enlil, come hai potuto così stoltamente far scendere il Diluvio? Imponi sul
peccatore il suo peccato, puniscilo quando ha colpa, ma non incalzarlo troppo, altrimenti muore. Magari un leone avesse
dilaniato l’umanità invece del Diluvio. Magari la carestia avesse devastato l’umanità invece del Diluvio. Magari la pestilenza
avesse decimato l’umanità invece del Diluvio.
Allora Enlil prese per mano Utanapištim e sua moglie, li benedisse e dichiarò: – D’ora innanzi, Utanapištim non sarà più un
uomo mortale, ma un dio, e vivrà nella lontananza, a Dilmun.

Le sottolineature in grassetto sono alcuni dei dettagli che vanno chiariti, per esempio: il diluvio è il back-up della CRONOLOGIA, l’azzeramento della cronologia.
Riguardo alla durata SEI GIORNI E SEI NOTTI.
In qualche modo si cancella persino il programma, non solo la registrazione, ma il programma stesso, i SEI cerchi tridimensionali e il programma che li genera.
Inanna, la dea sumera della fecondità, della bellezza e dell’amore, inteso come relazione erotica, si dispera e piange…
Il centro sconosciuto, quello dell’apparente cubo, è centrato sul centro sessuale!
Le lacrime di Inanna sono questo:

E la “montagna” in cui si incaglia l’arca? E’ il Triangolo Equilatero che ricompare, senza il triangolo = nessuna sfera della tridimensionalità!

E’ indispensabile che riportassi la premessa, ma adesso veniamo al punto cruciale della descrizione, la prova dei pani…

Alla fine del racconto, Utanapištim disse a GILGAMESH: – Quanto a te, GILGAMESH, chi riunirà a consiglio gli dèi per darti
quella Vita che cerchi? Ma se vuoi, vieni e tenta la prova: non hai che da vincere il sonno per sei giorni e sei notti.
E mentre GILGAMESH stava lì accosciato, una nebbia di sonno fluttuò su di lui. Allora Utanapištim disse alla moglie di fare
ogni giorno un pane e di porlo accanto al corpo di GILGAMESH. Così ella fece. Al settimo giorno, GILGAMESH si svegliò e
disse a Utanapištim: – Mi ero appena addormentato che subito mi hai svegliato.
Ma il vecchio gli indicò i pani posati accanto a lui, di cui il primo era duro, il secondo come cuoio, il terzo fradicio, il quarto
andato a male, il quinto gommoso, il sesto fresco e il settimo ancora sulla brace.

Ricordatela monetina? La monetina di bronzo?
Sono le relazioni tra i 5 pani che non sono adeguati, solo il 6° è fresco e il settimo è in divenire…

La storia prosegue:

– Conta questi pani e saprai quanti giorni hai dormito. Come pretendi di vincere la morte se non sei in grado di vincere il sonno?
GILGAMESH sospirò. – Che cosa farò, Utanapištim, dove andrò? Già il ladro nella notte ha ghermito le mie membra, la morte
abita nella mia camera. Ovunque andrò la morte mi troverà.
Utanapištim prese con sé GILGAMESH e lo condusse ai lavatoi perché si togliesse di dosso la sporcizia del suo lungo
cammino e gli diede nuove vesti. Quando GILGAMESH, rivestito e rifocillato, tornò alla barca di Uršanabi, Utanapištim gli
disse: – GILGAMESH, ti rivelerò una cosa segreta. C’è una pianta che cresce sotto l’acqua, la Pianta dell’Irrequietezza, detta
Vecchio-torna-giovane.
Ha spine come il rovo. Ferirà le tue mani, ma se riuscirai a prenderla sarà la tua salvezza, perché ha la
virtù di ridare agli uomini la gioventù perduta. Non è proprio la Vita che cerchi, ma può comunque aiutarti a tenere lontana la
vecchiaia e la morte.
GILGAMESH ripartì con Uršanabi. Arrivato nel punto indicatogli, si legò ai piedi pietre pesanti e si tuffò dalla barca.

Il punto indicato? E’ lo spigolo del cubo! Ma Gilgamesh non può portare con sè la pianta, non ha la monetina…


Trascinato dalle pietre sul fondo del mare, GILGAMESH vide la pianta che cercava. La afferrò e le spine gli ferirono le mani,
ma l’eroe, incurante del dolore, riuscì a strapparla. Tagliò le funi che lo ancoravano alle pietre e tornò in superficie. Mostrò la
pianta a Uršanabi e disse:
– Porterò questa pianta a Uruk dalle forti mura, lì la darò da mangiare ai vecchi, i quali torneranno giovani e forti. Infine ne
mangerò io stesso e riavrò tutta la perduta gioventù.
Dopo un lungo viaggio, si fermarono per la notte, presso un pozzo di acqua fresca. Mentre GILGAMESH si bagnava nel pozzo,
un serpente sentì la dolcezza della pianta poggiata sulla riva, si avvicinò e la mangiò. Subito, l’animale perse la pelle, tornando
giovane, e fuggì via. Quando GILGAMESH si accorse del fatto, pianse a lungo, sconsolato.

Prendi la monetina, questa monetina!

Franco Remondina

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